osservo la folla gremire il mio eremo

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Utente: GinoDiCostanzo
Nome: Gino Di Costanzo
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato periodicamente. Non è la sponda di nessun partito politico ed inoltre non si considera un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. La Costituzione Italiana sancisce con l'Art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

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domenica, 05 luglio 2009

Leggi ogni giorno qualcosa che nessun altro legge. Pensa ogni giorno qualcosa che nessun altro pensa. Fai ogni giorno qualcosa che nessun altro sarebbe tanto sciocco da fare. Fa male alla mente essere costantemente parte dell’unanimità.
(Gotthold Ephraim Lessing, letterato tedesco (1729-1781)

Come le pecorelle escon del chiuso / a una, a due, a tre, e l’altre stanno / timidette atterrando l’occhio e ‘l muso / e ciò che fa la prima, e l’altre fanno, / addossandosi a lei, s’ella s’arresta, / semplici e quete, lo ‘mperché non sanno…
(Dante, Purgatorio, Canto III, 79-84)

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/

 

Cominciamo dalla chiosa.
A coloro che insistono a elevare inni alla “rivoluzione verde”. Stanziamento della National Endowment for Democracy (il reparto finanziatore della Cia)) e del brigante della destabilizzazioner George Soros ai neocon dell’ International Republican Institute: “110mila dollari per sostenere elementi riformisti in Iran e porre termine al loro attuale isolamento attraverso un progetto pilota che colleghi gli attivisti politici iraniani ai riformatori democratici di altri paesi. Il programma svilupperà una rete di appoggio internazionale ai riformisti iraniani, nonché rafforzerà le loro capacità di comunicazione e organizzazione attraverso la formazione di competenze e la fornitura di accessi all’informazione”. Seguirono i 400 milioni stanziati da Washington per innescare una rivolta “popolare” (cortesia di Paco Casal).
Quanto all’uccisione, in classico stile provocazione Mossad-Cia, di Neda Agha-Soltan, le cui immagini si ripetono all'infinito sugli schermi, si tenga presente che la 26enne giovane senza storia politica personale, è stata colpita alle spalle, lontana dagli scontri, mentre passeggiava isolata fuori da ogni manifestazione di protesta. Nonostante da quelle parti non succedesse nulla, erano presenti numerosi fotografi e telecamere che, nel giro di un paio d’ore, avevano fatto pervenire le immagini a BBC e Voice of America. La pallottola che le è stata tolta dalla testa non è del tipo usato in Iran. Quando i servizi segreti occidentali vogliono coronare le proprie operazioni con un martire, attribuendone l’assassinio al governo da destabilizzare, la scelta più efficace è quella di una giovane donna, suscettibile di provocare il massimo di partecipazione e commozione


Giovedì 2 luglio, le truppe israeliane hanno sparato una cannonata contro la casa della famiglia Abu Ayish, al centro di Gaza. L’attentato terroristico dei massacratori di altri 400 minorenni a Gaza e di torturatori di minorenni nelle carceri degli 11mila palestinesi detenuti, perlopiù senza difesa e senza processo, ha causato la morte della 17enne Hiyam Abu Ayish e ha ferito altri tre membri della famiglia, compreso un bambino di 3 anni. Israele ha attribuito l’uccisione di Hiyam a un proiettile di RPG palestinese. A parte l’idiozia di un colpo tirato dalla Resistenza in pieno centro di Gaza contro la casa di propri connazionali, si noti che i proiettili RPG fanno buchi nei blindati e nei muri: la casa degli Abu Aiysh è stata invece totalmente distrutta.

Se qualcuno ha visto anche un solo presidio di protesta, picchetto, manifestazione, comunicato, anche una sola notizia nei media, una sola deplorazione di esponenti politici e istituzionali, magari una foto appesa al Campidoglio (in incoerente successione a brave signore come le due Simone, Giuliana Sgrena, Ingrid Betancourt), una vociferazione scioccata e irosa delle ginocrate in carriera che si autodefiniscono femministe, per questa icona del sessantennale martirio del popolo palestinese e contro la pratica genocida dello Stato infanticida israeliano, vincerà un viaggio-premio a scelta tra Auschwitz e Gaza. Hiyam, studentessa 17enne, uccisa a Gaza da gente che porta magliette con incitazione a colpire madri incinte perché così son due piccioni con una fava, è figlia di un dio minore. E’ palestinese. E’ figlia di nessuno.

Quella combriccola di Socialismo Rivoluzionario, dalle losche sintonie con i pronunciamenti della cattedra imperialsionista, fin dal plauso all’assalto alla Serbia, non ha ripetuto il suo appello alla “manifestazione nazionale al fianco delle donne in lotta per la libertà in Iran”, sostituendo stavolta all’Iran la Palestina. La radio di Stato e le televisioni tutte, potenziate dal coro concorde delle ginocrate impegnate nella guerra santa contro l’Islam, mentre blaterano di “centinaia di donne lapidate in Iran ogni anno”, di rivolte contro la schiavitù maschilista del velo, hanno infilato la testa nella fangazza della disinformazione imperialsionista e così non si sono accorte né dell’assassinio di Hiyam, né hanno potuto dar retta alle denunce di due donne d’eccellenza come la deputata Usa Cynthia McKinney e il Premio Nobel per la pace, l’irlandese Mairead Maguire. Insieme agli altri 19 volontari a bordo della “Spirit of Humanity”, il battello del “Free Gaza Movement” in navigazione verso Gaza con un carico di aiuti, bloccato e sequestrato in acque internazionali dalle navi militari dei pirati israeliani, le due straordinarie donne sono state rapite e incarcerate in Israele, per poi essere espulse. Silenzio tonitruante dei media e delle “femministe”. Avevano già speso tutto il loro mal diretto livore contro Ahamdi Nejad per la 26enne iraniana uccisa a Tehran al fine di alimentare la rivolta yuppie contro la vittoria elettorale di altri figli di puttana persiani. Livore non perché colpevoli della complicità con Usa e Israele nei genocidi in Iraq e Afghanistan, dio ce ne scampi e liberi, ma perché impermeabili alle sirene anti-velo della deregolamentazione e privatizzazione ambita dalle multinazionali occidentali e dai loro sicofanti locali e, soprattutto, perché, stavolta, concorrenti di USraele nella questione palestinese e nella gara per l’egemonia regionale. Se qualcuno di noi, leggendo il solitamente inqualificabile “manifesto”, ha saputo del crimine commesso in acque internazionali dallo Stato Canaglia, lo deve al solito Vittorio Arrigoni, nostro implacabile e resistente vanto nazionale a Gaza.

Tanto amano le donne, i bambini, la maternità, le sinistre “femministe” da buvette, che al loro tsunami periodico contro qualsiasi aspetto dell’ ”oscurantismo islamico”, non hanno saputo sostituire neanche una lieve brezza sul terrorismo cristiano anti-donne "irregolari"e loro figli di un pacchetto-sicurezza che a questi nega la cittadinanza umana, senza neanche parlare dell’obliterazione fisica che ne fa il terrorismo ebraico. Una donna che voci incontrollate vogliono essere stata lapidata in un oscuro villaggio iraniano, una studentessa di Tehran presunta martire della “rivoluzione verde”, l’offesa di veli sgargianti messi sul capo di laccate signorine dell’opulenta e avida di liberismo Tehran Nord, vuoi mettere quanto contano di più rispetto a 900 donne, bambini e civili vari massacrati in tre settimane a Gaza?

E pensare che sia che Hiyam che Neda sono stato stroncate in piena giovinezza dalla stessa mano! Ah no? Vedetevela, voi che mi bersagliate con le tossiche panzane delle destabilizzazioni ordite a Washington, con alcuni dati e alcune considerazioni che devo a ricercatori fuori dal circuito di velinari e pappagalli. Nel video fasullo dello sparo a Neda, diffuso istantaneamente attraverso Twitter e Facebook a tutti i membri dell’informazione imperialista, insaziati di bufale, appare un signore di nome Arash Hejazi, iraniano. Si dice medico ma si confessa “non praticante” da almeno dieci anni. Invece scrive di fiction, è il fondatore ed editore della Caravan Books e fa il pendolare tra Londra e Tehran. Versata, secondo testimoni oculari, una fiala di finto sangue sul viso della giovane, dice di averla deposta in una macchina che poi l’ha portata, morta, in ospedale. Questo personaggio ha subito dato all’universo mondo la seguente versione: “Neda è stata colpita da un cecchino Basij che, da un tetto, mirò dritto al cuore”. Nessuno ha visto il cecchino, nessuno può sapere che si è trattato di un militante Basij, nessuno può dire dove mirasse questo fantasma. La storia non regge e Hejazi conseguentemente la cambia. A BBC e CNN la racconta così: un gruppo di manifestanti scopre un motociclista Basij, lo blocca, lo circonda urlando “l’abbiamo preso”, “l’abbiamo preso”. Il motociclista praticamente confessa: “Non l’ho voluta uccidere, volevo colpire alle gambe. Poi la folla gli sottrae il tesserino di riconoscimento e lo fa andar via”. Bum! Hai per le mani l’assassino di una compagna manifestante e lo mandi a casa?

Sullo sfondo dell’operazione, che doveva far svettare sui rivoltosi di Tehran l’immagine di una ragazza trucidata dal regime e dunque convogliare la collera dell’universo mondo contro i governanti usciti vincitori dalla contesa elettorale, insieme al più appassionato dei sostegni alla “rivoluzione verde”, si staglia un’altra figura. E’ un amico intimo del medico persiano che ne traduce e pubblica i libri in farsi. Si tratta del noto scrittore brasiliano new age, Paulo Coelho. L’amico brasiliano è un dichiarato e riconosciuto esponente e promotore della massoneria. Vale la pena citare un suo brano (da “Lo Zahir”) che illustra la nobile filosofia e gli efficaci criteri operativi, fondati sul do ut des e sul ricatto, dell’antica confraternita del dominio e del crimine. "Che cos’è la Banca dei Favori? Un giorno ti chiedo qualcosa: tu potrai rifiutarmelo, ma saprai di essermi debitore. Se farai ciò che domando, io continuerò ad aiutarti. Gli altri sapranno che sei persona leale, effettueranno versamenti sul tuo conto, saranno sempre tuoi contatti, perché questo ambiente vive di essi e solo di essi. Un giorno chiederanno anche a te qualcosa, tu ascolterai e ricambierai chi ti ha aiutato. Con il passare del tempo, la tua rete si estenderà al mondo, conoscerai quelli che avrai bisogno di conoscere, e la tua influenza aumenterà sempre più… Oppure potrai non fare ciò che ti chiedo… Da quel momento, senza che ci sia bisogno di dire niente, tutti sapranno che non meriti alcuna fiducia…” (Da un documento inviatomi da Vittorio Arrigoni). Principi di mafia, di Santa Romana Chiesa, di ogni merdosa conventicola segreta antidemocratica, della massoneria, appunto.

Coelho, anche da Wikipedia definito “uno dei maggiori esponenti della massoneria moderna”, lo potete incontrare al Forum Economico di Davos. A brindare con Kissinger, Bill Gates, Shimon Peres, Gordon Brown, Riuper Murdoch, George Soros, Berlusconi, molti dell’associazione a delinquere “Bilderberg” che raccoglie in un progetto di dominio mondiale gli elementi più criminali dell’élite capitalista. Fa parte della combriccola di Robert Menard, noto manutengolo della Cia, a capo di “Reporters sans frontieres” e del Doha Center for Media Freedom con base in Qatar. Infine è membro della “Maybach Foundation” che coltiva "contatti in tutto il mondo tra mentori e allievi" ed è finanziata da Silverstein Properties, del magnate Larry Silverstein, che pochi mesi prima dell’11 settembre acquistò le Torri Gemelle, divenute inservibili perché tracimanti amianto, e le assicurò per sette miliardi. Instancabile e proteiforme, ma sempre sotto la stessa cupola, Coelho è anche socio dell’ “International Negotiative Initiative” che si occupa di "approcci nuovi e psicologicamente sofisticati ai conflitti contemporanei", approcci collaudati nelle varie rivoluzioni colorate contro vincitori di elezioni non graditi.

Cosa lega questo figuro al testimone della morte di Neda, oltre al fatto che sono intimi da anni e che il secondo pubblica tutti i libri del primo? Intanto entrambi sono innestati nei progetti dell’imperialismo Usa di destabilizzazione di Stati sovrani. La “Caravan Books”, come quasi tutti i gruppi d’opposizione in Iran, riceve fondi dal Congresso Usa tramite i noti organismi “National Endowment for Democracy”, “Freedom House”, “International Republican Institute”. Sul sito e sul blog di Hejazi abbondano le foto dell’ex-medico con il suo autore Coelho, ma appare anche la promessa di raccontare ai lettori ciò che davvero aveva visto mentre soccorreva il povero agnello sacrificale. Ma ora sia il sito che il blog sono spariti. Ed è sparita, anche da Youtube, Google e Myspace, la parte dell’intervista alla BBC in cui Hejazi dava la seconda versione dell’uccisione della ragazza, quella del “sicario Basij”, che smentisce totalmente quella fresca di assassinio.

Dopo i fatti di Tehran, Coelho si rivolge per email all’amico con toni di preoccupazione per la sua sorte (è già a Londra) e gli dà assicurazioni circa la diffusione planetaria del video della morte di Neda e di un suo articolo a sostegno.. Esprime anche sorpresa perché al cellulare di Hejazi continua a rispondergli un funzionario della CNN. Lo scrittore di puttanate esoteriche teme che il suo amico possa essere fatto sparire? Forse Coelho sa che il video di Neda è un falso pacchiano e che le versioni in contraddizione hanno già screditato l’operazione “di gestione psicologica dei conflitti” ? A questo punto assumono aspetti interessanti una serie di affermazioni di Hejazi nella sua lunga intervista alla BBC. Con linguaggio in codice, non difficile da decrittare, l’uomo lancia avvertimenti a chi potrebbe avere un interesse a eliminarlo, lui protagonista primo di un’operazione criminale mezza fallita. Quando riferisce la seconda versione, quella del miliziano Basij che grida “non volevo ucciderla”, potrebbe mandare un messaggio tipo: “Siete voi ad aver voluto la faccenda. Io ho accettato solo perché in debito con la “Banca dei favori” (quella di cui Coelho parla spiegando i meccanismi massonici). Altre frasi, messe in bocca al Basij, che però ora pare diventato il suo alter ego, possono tutte essere interpretate come una richiesta di venir lasciato in pace (“lo lasciarono andare a casa”) e un monito ai mandanti che pensassero di farla franca a sue spese: so chi siete ma non dirò niente (“ne presero il tesserino di riconoscimento…. Non so chi ce l’abbia ora”).

Si tratta di forzature interpretative? Può darsi. Ma non c’è niente di forzato nel quadretto che illustra le fisionomie di questi iperambigui personaggi infeudati al peggio del peggio del sistema cospirativo imperialista, né nel fetido retroterra di operazioni sporche in cui si muovono. Il testimone principe cambia radicalmente le sua versione dell’accaduto. Risulta smascherato il getto di sangue finto sul viso di Neda, ma, nelle angustie di un’operazione andata male, il "medico lì per caso" trova nel compare Coelho e nei contatti di Londra gli strumenti per rilanciare a livello mondiale la bufala corretta, destinata a incastrare il governo iraniano e, al tempo stesso, fa arrivare a chi di dovere messaggi di avvertimento e di rassicurazione sulla sua affidabilità e riservatezza. Fatene quel che volete, ma tappatevi il naso contro il fetore. Intanto si è saputo che l’arresto dei nove dipendenti dell’Ambasciata di Londra a Tehran ha fatto seguito alla riprese di una telecamera nascosta che li hanno esibiti a capo delle manifestazioni violente della jacquerie verde. Comportamento incompatibile con lo status di dipendente di ambasciata e segno evidente di una manina britannica nell'intero complotto. Il Regno Unito non si è ancora rassegnato alla perdita della colonia persiana.

Eva Golinger, una grande compagna, avvocato, giornalista investigatrice, collaboratrice stretta di Hugo Chavez, autrice di libri che hanno documentato, sulla base di inoppugnabili documenti ufficiali desecretati su sua pressione, le operazioni golpiste e di destabilizzazione condotte dal governo Usa contro il Venezuela bolivariano, contro Cuba e altri paesi latinoamericani, non ha dubbi. Elenca con precisione, anche questa documentata, i protagonisti della sollevazione chic a Tehran: studenti e giovani della classe media e alta, dirigenti dell’opposizione filo-occidentale, mezzi di comunicazione internazionale, nuove tecnologie – Twitter, Youtube, cellulari, sms, Internet – attivati e manipolati alla grande nei giorni della rivolta. Ne elenca gli attori dietro le quinte: Ong internazionali dei diritti umani, Dipartimento di Stato, Freedom House, Centro per l’Applicazione dell’Azione Non Violenta (ex-Otpor, gli istruttori serbi della rivoluzioni colorate rivelati dal sottoscritto nel 2001 e da “Report” nel 2008), UsAid, Istituto Republicano Internazionale, Istituto Democratico Nazionale, l’Istituto neocon Albert Einstein, il Pentagono, la NED, la Missione Speciale della Direzione Nazionale dell’Intelligence Usa per l’Iran. Poi la tecnica: denuncia di frodi elettorali, convocazione in piazza di gruppi organizzati tramite sms anonimi e con il compito di effettuare devastazioni (che le emittenti estere occulteranno scrupolosamente) in modo da provocare una repressione dura, denunce ai media internazionali di violenze e violazioni di diritti, ripetuta definizione di Ahmadi Nejad come “dittatore”. Obiettivi assegnati: promuovere una sollevazione di opinione pubblica internazionale, prefigurare un intervento della “comunità internazionale”, arrivare all’ingovernabilità attraverso scioperi, boicottaggio, disobbedienza civile, fino a indebolire e distruggere i pilastri istituzionali e sociali di sostegno al governo.

Tutto questo lo potete leggere in termini dettagliati e scientifici in “La lotta non violenta: 50 punti critici”, un libro elettronico di gusto grafico e redazionale giovanile, pubblicato dall’Istituto Statunitense della Pace su mandato e con finanziamento del Dipartimento di Stato Usa. Scritto in serbo e stato poi tradotto in inglese, spagnolo, francese, arabo e…farsi. Il libro riprende buona parte degli spunti offertigli dal precedente “Sconfiggendo un dittatore” (c’è anche il film), scritto da Gene Sharp, il guru della “lotta civile” per il cambiamento di regimi non obbedienti a Washington. E’ uscito in farsi due mesi prima delle elezioni presidenziali in Iran. In spagnolo alla vigilia del referendum costituzionale in Venezuela.

Degli stanziamenti di Bush e della National Endowment for Democracy (NED) s’è detto ripetutamente. Ebbero un’accelerazione nel 2005, quando Condoleezza Rice creò un Nuovo ufficio per gli Affari Iraniani, con un bilancio iniziale di 85 milioni di dollari. Servirono in questi anni principalmente a finanziare gruppi all’interno e all’esterno dell’Iran (tipo la Caravan Books), diffondere informazioni su veri o presunti abusi di diritti umani in Iran e a formare giornalisti “indipendenti”, tipo la rivista dell’Associazione dei Maestri dell’Iran (ITA) e la Fondazione per un Iran Democratico, riccamente foraggiati dalla NED. Tanti quattrini NED sono andati anche alla Fondazione Abdurrahman Boroumand (ABF), Ong cara agli inviati occidentali, che si incarica di creare pagine web e biblioteche elettroniche su diritti umani e democrazia. Già nel 2003, ABF ricevette 150mila dollari per un progetto intitolato “La transizione alla democrazia in Iran”. Altri 140mila dollari arrivarono nel 2007 per “rafforzare la capacità organizzativa della società civile”. Quella che avrebbe dovuto in questi giorni dare la spallata finale a un regime che, complice quando si trattò di assaltare l’Iraq e poi a farlo a pezzi, ora non si deve montare la testa e farla da padrone nella regione. Che se ne occupi quel fidato Musavi, esperto di stragi di massa di elementi ostici all’imperialismo quando era primo ministro. In cambio lo agevoleremo in quel trasferimento di ricchezza dal popolo ai ceti dirigenti che l’arrivo di liberismo e saccheggiatori interni ed esterni rendono possibile. Non per nulla, in chilometrate di riprese, mai i nostri inviati hanno mostrato immagini del Sud di Tehran e delle periferie del paese, dove vivono i poveri, i contadini, gli operai. Quelli che hanno mandato in vacca la “spallata”. Spallata copiata da quelle di Bush nientemeno che dall’uomo della “svolta” Barack Obama, simultanea alla “svolta” in Afghanistan, dove il taumaturgo dell’apertura all’Islam, al dialogo, al rispetto per tutti, ha scatenato la più feroce offensiva militare dal tempo dello sbarco in Normandia. 4000 marines con aggregato ascaro afghano a distruggere un territorio, a massacrare una società e una resistenza patriottica sommariamente chiamata Taliban, a colonizzare il paese piattaforma di lancio verso petrolio, Russia e Cina. E di come gli esperimenti del laboratorio Palestina e Afghanistan-Pakistan debbano fare da modello per i licantropi del potere in tutto il mondo (qualcuno mi ha fatto giustamente rilevare che i licantropi veri potrebbero risentirsi dell’accostamento), abbiamo avuta una convincente dimostrazione nell’impiego contro gli scassacazzi anti-G8 dei “Predator”, quei droni telecomandati che si usano per incenerire le comunità di troppo in Pakistan e a Gaza. Tout se tien.

 

postato da: GinoDiCostanzo alle ore luglio 05, 2009 13:11 | link | commenti (2)
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martedì, 30 giugno 2009

"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."

di Giacomo Di Girolamo

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo


"Credo che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile".

Silvano Agosti

postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 30, 2009 23:02 | link | commenti (18)
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sabato, 27 giugno 2009

Già, la verità. Buffo come tutti continuano a cercarla, ma quando la ottengono non le credono perchè non è la verità che volevano sentire.
( Helena Cassadine)
La verità che fa l'uomo libero è perlopiù la verità che gli uomini preferiscono non sentire.
(John Ruskin)
Uno dei più grandi problemi del mondo è l'impossibilità di trovare la verità su un qualsiasi
argomento quando si pensa di possederla già.
(Dave Wilbur)
Non conta ciò che è vero. Conta ciò che si percepisce come vero.
(Henry Kissinger)

Di Fulvio Grimaldi
http://fulviogrimaldi.blogspot.com

Ci risiamo con le rivoluzioni colorate, con la Cia, con il Mossad, con USAid, con la NED (National Endowment for Democracy), con George Soros, con Otpor, insomma con tutto l’armamentario del “regime change” che l’imperialismo USA-UE-SION mette in campo contro governi e popoli renitenti, prima di ricorrere a misure stragiste dal rapporto costi-benefici più incerti. Stavolta la “rivoluzione” è verde e assomiglia come una sfilata di cacchette di capra a quelle precedenti, o riuscite come in Serbia, Georgia e Ucraina, o fallite come in Venezuela, Bolivia, Libano, Uzbekistan. Ovunque un voto non sia andato come auspicato dal Nuovo Ordine Mondiale del saccheggio e della morte. E ci risiamo inesorabilmente con l’unanimità destra-centro-sinistra su "giovani e donne contro tirannia, oscurantismi, fondamentalismi, terrorismi, brogli". Quella dei brogli, poi, venendo da un mondo che il voto l’ha sfigurato fino al suo contrario, è degna del Bagaglino: vai avanti tu, chè a me viene da ridere. Quanto ai “giovani” e alle “donne”, a guardar bene le immagini che simpatizzanti ed accorati inviati dirittoumanisti filo-Mussavi ci trasmettono da Tehran, si capisce subito tutto. A voler capire, s’intende. Come a Belgrado, a Kiev, a Tblisi, a Beirut, lo jato antropologico è drastico che più drastico non si può: nella folla dei filo-Mussavi, volti pariolini, lisci, curati, truccati, fighetti in mise che sembrano usciti da una selezione di “Amici”, o da un cartellone di Benetton; nei cortei dei sostenitori di Ahmadinejad, le solite facce proletarie e contadine del Sud del mondo, rughe, veli, abiti stazzonati, i volti del nostro neorealismo. Plebaglie.

Come andrebbe ripetuto ad nauseam , quando sono concordi sinistre e destre, è la destra che vince e la sinistra che la prende nel culo. E’ un teorema così incontrovertibile che quello di Pitagora al confronto pare un’affermazione del guitto mannaro su Noemi. Non dovrei aver bisogno di rivendicare la mia militanza giornalistica contro l’Iran degli ayatollah. Ci sono decine di mie pubblicazioni a ribadirla. Critiche, certo, per motivi diversi, a volte opposti, rispetto ai sensocomunisti (non male, come calambour, no?), agli unanimisti umanitaristi, cercando di non farmi imbrigliare dal senso comune, appunto, di ideologhi a scatola chiusa, ignoranti e opportunisti, con dentro i batteri dell’infiltrazione. Siamo stati in pochi a ricordare che il “rivoluzionario” Khomeini, ospitato e foraggiato dall’Occidente, giunto da Parigi a Tehran su aereo Usa, per prima cosa ha fatto piazza pulita di coloro, comunisti e marxisti islamici, che a milioni avevano cacciato lo Shah: necessità di ricambio e aggiornamento imperialista-sionista per un regime feudal-gossiparo privo di base di massa, logoro e sputtanato. Ricambio di elites, per sventare il rischio che l’insurrezione popolare facesse entrare l’Iran nell’orbita sovietica o non-allineata.
Voces clamantes in deserto, abbiamo documentato il complotto khomeinista per falciare il moderato Carter e promuovere il cane rabbioso Reagan con il rilascio degli ostaggi Usa in coincidenza con la vittoria dell’attoruccolo da mezzogiorno di fuoco. Ne abbiamo illustrato il pagamento di pegno a USraele quando, rifornito di armi e istruttori israeliani, ha assaltato l’Iraq di Saddam Hussein, ultimo baluardo di una nazione araba da unificare nel segno della laicità, del progressismo sociale, dell’antimperialismo e dell’identificazione con la causa palestinese. Con i quattrini pagati dal regime degli ayatollah ai fornitori USraeliani e indi trasferiti ai mercenari Contras, Khomeini ha restituito il favore contribuendo alla distruzione del Nicaragua e alla cacciata dei sandinisti. In un’affascinante altalena tra collusione e collisione, i due compari anti-arabi hanno poi sbranato l’Iraq, aggredito l’Afghanistan dei Taliban (odiato da Tehran fin dal primo giorno) e chiuso il cerchio con un’alleanza di burattinai e fantocci che s’è vista consacrare dall’Occidente nella recente processione a Tehran della fraternita di Ahamedinejad, Al Maliki, Karzai e Zardari. Tutto questo sta molto bene all’imperialismo-sionismo, in quanto contributo all’eliminazione di popoli di troppo. Ma ancora meglio andrebbe un sodale meno pretenzioso e autonomo, magari un fiduciario assai più ossequioso, senza pretese di egemonia regionale, magari un agente Cia, magari un corrotto ladrone ricattabile che, magari, rinunciasse a certi equilibri tra cosche assassine e, magari, abbandonasse Hezbollah e Hamas al destino programmato dagli sterminatori israeliani. E, visto che il padrino della cosca, Rafsanjani, lo “squalo”, ha perso un po’ di smalto a furia di ladrocini e complotti antipopolari, vada per il vecchio, fidato arnese della guerra all’Iraq con armi USraeliane, Musavi, primo ministro al tempo di quell’impresa congiunta, e delfino del satrapo filo-Usa, Akbar Rashemi Rafsanjani.

Abbiamo cercato di spiegare come i persiani, nella loro millenaria strategia di potenza regionale, siano astuti biscazzieri che giocano su vari tavoli, anche opposti: con gli Usa e Israele a sventrare l’Iraq e vanificare l’unità araba, con Hezbollah e Hamas (la cui autonomia palestinese e araba non si ha il minimo motivo di mettere in discussione: i sostegni si accettano leninisticamente anche dal diavolo), a contrastare l’avanzata dell’altra potenza regionale: Israele. Quelli che tagliano la geopolitica con l’accetta, secondo schemi prefissati e incartapecoriti, succubi di sparate demagogiche dell’uno o dell’altro protagonista dello scenario, farebbero bene a studiarsi qualche manuale della realpolitik degli Stati. E farebbero benissimo a estrarre il “moderato” e “democratico” Mir-Hossein Musavi, virtuoso antagonista dell’oscurantista radicale Ahmadinejad, dalle nebbie soffiategli addosso dagli specialisti delle rivoluzioni colorate e collocarlo sul vetrino del loro microscopio.

Chi è Mir-Hussein Mussavi?
Cosa hanno in comune l’ultrà neocon Michael Ledeen, amico dei fascisti italiani, il saudita Adnan Kashoggi, massimo mercante d’armi mondiale con logo Cia e Mir-Hussein Musavi?
Sono tutti amici e associati di Manucher Ghorbanifar, anche lui grande mercante d’armi, doppio agente iraniano del Mossad, figura centrale nella porcata Iran/Contra, l’affare triangolare armi in cambio di ostaggi e dell’assalto all’Iraq messo in piedi con i persiani di Khomeini e Musavi dall’amministrazione Reagan.

Del compare di Mussavi, Ghorbanifar, si legge nel rapporto Walsh su Iran/Contra: “Ghorbanifar, informatore Cia, fiduciario del primo ministro Musavi, si fece prestare da Kashoggi milioni di dollari, con pieno consenso di Washington, per l’acquisto delle armi israeliane da usare per distruggere l’Iraq (colpevole di aver creato il Fronte del rifiuto contro la svendita egiziana di arabi e palestinesi a Tel Aviv e Washington) Ottenuti fondi dal governo di Tehran, Ghorbanifar compensò Kashoggi con una tangente del 20% . Sfiduciato in un primo momento da Khomeini, Ghorbanifar rientrò nel gioco diventando il fiduciario e braccio operativo di Mir-Hossein Musavi, primo ministro iraniano. A questo proposito, ecco il commento di Michael Ledeen, allora consulente del Pentagono per l’antiterrorismo, sulla coppia di compari: “Si tratta delle persone più oneste, istruite e affidabili che abbia conosciuto”. Per altri si tratta di bugiardi che non saprebbero dire la verità sugli abiti che indossano”.




Il rapporto Walsh si dilunga poi su certe lamentele di Musavi al presidente Reagan per una spedizione di elicotteri Hawk non corrispondenti al modello ordinato (dovevano servire contro l’opposizione laica e di sinistra non ancora del tutto domata e contro l’Iraq). E aggiunge: “All’inizio di maggio, 1985, il colonello Oliver North (il gangster che raggirò il Congresso per occultare l’operazione Contra), il capostazione Cia, George Cave, Ghorbanifar e Musavi si incontrarono a Londra per discutere questa ed altre collaborazioni Iran-Usa-Israele. Ledeen fu incaricato di informarsi presso il primo ministro israeliano, Shimon Peres, sul suo accesso a buone fonti e a buoni contatti in Iran. Israele diede garanzie in tal senso e Reagan approvò che all’Iran di Mussavi si spedissero missili Usa Tow in cambio del rilascio degli ostaggi statunitensi in mano alla resistenza libanese. Il capo della Cia, Casey, raccomandò che il Congresso fosse tenuto all’oscuro di tutto l’affare”.
ll rapporto di amicizia e collaborazione tra Ledeen, Ghorbanifar e il candidato “riformista” Musavi resistette nel tempo, fino ad alimentare il sostegno dei “moderati” Usa alla candidatura del provato fiduciario. Fino all’attuale tentativo di regime change alla serba, o all’ucraina. Davvero un bell’eroe riformista che s’è scelto la sinistra italiota
.

Fattosi le ossa con le cinque pagine di lirica esaltazione per un discorso di Obama al Cairo, zeppo di banalità e retorica e di sostanziale identificazione con i nazisionisti di Tel Aviv (fatta salva la “preoccupazione” per la “continuità” dell’espansione delle colonie in Cisgiordania), il “manifesto”, in assoluta sintonia con il coro delle destre, si è fatto reclutare, con la nota Marina Forti, nelle schiere colorate della spia Musavi, quasi fosse un novello Mossadeq o Dubcek. Astutamente l’inviata ha messo le mani avanti fin dai giorni della vigilia, sia anticipando brogli (è la regola dalla Serbia di Milosevic in qua), sia dando voce esclusivamente a intervistati dell’eversione filoccidentale. Viaggiava sottobraccio a quella Lucia Goraci del TG3 che, rinnovando i fasti collaborazionisti e mistificatori dell’ancor più nota collega Giovanna Botteri, nuotava felice nell’elegante piscina verde delle masse scese dai quartieri alti. Accodatisi tutti quanti alle geremiadi su brogli, conclamati senza un’ombra di evidenza dalle centrali della disinformazione ontologica (CNN, Reuters, Fox di Murdoch, NBC, New York Times, Time), hanno dovuto subire l’onta di una smentita addirittura di fonte statunitense. Un sondaggio condotto da un’organizzazione non profit, “The Center for Public Opinion”, che da tre anni monitora le posizioni dei cittadini iraniani cogliendo sempre nel segno e venendo per questo premiata con un “Emmy Award”, aveva constatato una prevalenza di Ahmadinejad sul diretto rivale addirittura superiore all’esito finale del 66% contro il 32%. 12 milioni di voti di differenza, all’anima dei brogli! La ricerca era stata condotta dall’11 al 20 maggio in tutte le 30 province del paese. Sul campo aveva operato con una società di ricerca che da anni lavora per le televisioni ABC e BBC e aveva previsto una vittoria del presidente in carica per 2 a 1. Nei media infervorati per i “riformisti” si rivendicava a Musavi la gran maggioranza dei giovani dotati di internet. Peccato che solo un terzo degli iraniani ha accesso a tale tecnologia e che il gruppo di età fra i 18 e i 24 è risultato il blocco dal sostegno più forte per Ahmadinejad. Dove il suo rivale primeggiava era tra studenti, laureati e ceti dal reddito elevato. Il che dovrebbe far riflettere anche quegli integerrimi puristi della lotta di classe che individuavano in Musavi il vindice delle richieste sociali delle masse. Quanto ai wrestlers per la “democrazia” contro la “tirannia” dei mullah, che confrontino l’ultralibero e vivacissimo dibattito pre-elettorale di quel paese, la quota dei suoi votanti (80%), con l’assetto mediatico del nostro paese e il numero di elettori e votanti nel paese-modello Usa, questo sì organizzatore di brogli vincenti a casa sua (due presidenze fasulle) e nei paesi satelliti.

Dice, ma alla protesta degli sconfitti (anzi, “derubati del voto”) si sta reagendo con la repressione, le bastonate, gli spari, la censura ai media stranieri. Vogliamo vedere cosa farebbe qualsiasi governo occidentale se bande istigate a foraggiate dal Cremlino facessero tutto questo ambaradan, bloccassero il paese, in seguito a un’elezione non vinta? Vogliamo ricordare cosa capitò ai militanti scesi in strada perchè non tollerarono il ritorno del fascismo in salsa tambroniana? Se i media stranieri sparano balle al servizio degli destabilizzatori di un governo, compiono reati che vanno puniti perlomeno con l’espulsione. Da noi i giornalisti che pubblicheranno le nefandezze del guitto mannaro e dei suoi commensali finiranno in carcere e, quanto alla censura, si guardi al modello israeliano, che non ha ammesso neanche un giornalista alla carneficina di Gaza, che ha espulso il sottoscritto perché non assecondava la ferocia e le menzogne della Guerra dei sei giorni. Gli assassini mirati e le stragi di bambini per mano israeliana, gli stermini di oppositori in Iraq, sono stati oggetto di analoga indignazione? Perché non se la prendono con le milizie di tagliagole controllate da Tehran che hanno fornito il contributo decisivo all'assassinio di quasi due milioni di inermi iracheni? Perché in quel caso sta bene all’Occidente e punisce un popolo che ha sostenuto Saddam? E soprattutto perchè non manifestano un qualche dubbio sulla credibilità di una stampa schierata interamente a favore di figuri equivoci come quelli sopra descritti, quando perentoriamente attribuisce sette morti ai cecchini pasdaran sui tetti? Potrebbe, dovrebbe, venire in mente a loro come a me cosa accadde nel golpe amerikano contro Hugo Chavez, aprile 2001, quando decine di morti, proprio tra le loro file, vennero attribuite ai militanti chavisti scese in piazza in difesa della legalità e della rivoluzione. Ci vollero pochi giorni perchè circolassero ovunque, ma non nei media complici e nella Cnn, i video in cui si vedevano cecchini sui tetti e poliziotti addestrati da istruttori e al soldo dei golpisti Usa che sparavano su manifestanti inermi. Come ovunque in Latinoamerica, quando si tratta di provocazioni e terrorismi a favore di tirannie e oligarchie filoamericane, comparve anche in quella occasione l'ombra degli onnipresenti specialisti del Mossad.

Tutti allineati e coperti nelle formazioni d’assalto dell’eurocentrismo, nel disprezzo e nella persecuzione di popoli e culture, costumi e fedi generati da altre storie, altri ambienti, necessitati da altre priorità e sensibilità. Tutti ostinatamente incorreggibili. Nel 2001, quando un colpo di Stato promosso dalle stesse matrici Usa ed eseguito dalle bande CIA-NED di Otpor incendiando il parlamento e distruggendo le schede, rovesciò il democratico governo serbo e sventrò la trincea jugoslava contro l’espansione UE-Nato, riducendo i Balcani a sette malavitosi micro-protettorati del vampirismo occidentale, “Liberazione” titolò, all’unisono con i bollettini mafio-imperiali: “Belgrado ride” . Ancora meglio il “manifesto” con “La primavera di Belgrado”. Una primavera finita nella ghiacciaia. Oggi lo stesso giornale, sotto le foto del manutengolo USraeliano e dei suoi fan in maglietta verde, spara in prima pagina: “I giorni dell’Iran” e, il giorno dopo, “Iran contro” . Perseverare diabolicum. Ma nei covi dei cospiratori e serial killer USraeliani si brinda a tale stampa come Nelson ai rincalzi di Bluecher a Waterloo. Se avesse vinto Mussavi si rallegrerebbero, costoro, che i patrioti libanesi e palestinesi verrebbero a perdere l’unico punto d’appoggio in tutto il mondo, almeno politico, forse strumentale ma tant’è, e che il fronte USraeliano, con il corredo dei suoi vassalli e fantocci alla Abu Mazen, si avvantaggerebbe di un ancora più disciplinato e incondizionato apporto persiano per meglio sistemare Afghanistan, Pakistan, pieni di odiati sunniti, la Russia, la Cina, tutti noi? Ma ci sono o ci fanno? E’ così che si sostiene l’autodeterminazione dei popoli? Mettendovi a capo spioni dell’impero, chiamandone i manichini estratti dal sangue dei loro popoli “governo”, “presidente”, “primo ministro”, come una qualsiasi Ong di merda?

Sempre su questa linea quattro donne stronze, quattro studenti imbecilli, indegni dell’Onda, quattro fascisti revanscisti, un capopartito che di politica internazionale ne capisce quanto io di astrofisica (Di Pietro), hanno fatto casino contro Muhammar Gheddafi, il dittatore, il pagliaccio. E quando sono venuti il nazista nucleare Lieberman, l’assassino seriale Olmert, il licantropo in gonnella Condoleezza, il fantoccio Karzai, il macellaio Uribe? Zitti e mosca. Prima di aprire bocca su un presidente di un paese che dal buco nero del colonialismo ha tirato fuori un popolo e gli ha dato dignità e benessere, dove le leggi vengono formulate e votate da assemblee di popolo, costoro dovrebbero sfondarsi il petto di mea culpa per i connazionali che, tra il 1911 e il 1941, hanno massacrato un libico su sette, ne hanno gassato, torturato e impiccato decine di migliaia, sono corresponsabili della catastrofe inflitta all’Africa intera dal colonialismo europeo. Quella catastrofe per la quale la Libia diventa l’imbuto in cui finiscono i profughi delle tragedie sociali, politiche, ambientali da noi provocate in tutto il continente. E’ Gheddafi che dovrebbe sistemare a proprio agio e a tempo indeterminato questi profughi delle terre da noi devastate, o dovremmo essere noi, solo noi, smettendola intanto di esaltare o riconoscere i vari tirannelli indiamantati che le nostre multinazionali mettono su troni con le gambe radicate nel sangue, eurocentristi
postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 27, 2009 23:10 | link | commenti (10)
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mercoledì, 24 giugno 2009

I peggiori mali che l’uomo abbia inflitto all’uomo sono venuti da persone che si dicevano certe di qualcosa che, in effetti, era falso.
(Bertrand Russell)
Fare propaganda è convincere la gente a farsi una convinzione nascondendole i fatti.
(Harold Evans)
Il linguaggio politico è finalizzato a rendere bugie verità e guerre rispettabili, e a dare un’apparenza di sostanza al vento.
(George Orwell)

di Fulvio Grimaldi


Dunque, la rinnovata adesione del PRC alla truffa dei “due stati per due popoli in Palestina” e alla “lotta del popolo iraniano”, lo pone in ottima compagnia: Netaniahu, Obama, Cicchitto, Sarkozy, la Cia, il Mossad, TG1, TG5, CNN, BBC, l’intera banda della disinformazione universale e, immancabile alle scadenze dei genocidi, Adriano Sofri.
Così il “manifesto” e “Liberazione”, condotti per mano dai fiduciari di punta della lobby ebraica. Così, petto in fuori e vessilli crociati o laici al vento, tutta l’armata pacifinta e diritto-umanista che, serrati gli occhi sull’obliterazione di Iraq, Palestina, Jugoslavia, Afghanistan e ora, grazie alla “svolta” di Obama, anche Pakistan e Somalia, torna a infervorarsi, come ai tempi di Sarajevo, Belgrado, Kiev, Tblisi, Beirut, per l’affresco dell’Iran appeso dall’imperialismo bianco, cristiano, civile, moderno, nel museo colossal delle Grandi Turlupinature della Storia.

Del PRC non c’è da meravigliarsi. Al guinzaglio del guinzagliato Veltrinotti in marcia di avvicinamento al postribolo borghese, il partito aveva affidato il suo internazionalismo a Von Klausewitz della geopolitica come Salvatore Cannavò e Ramon Mantovani, che celebravano la resa della Serbia a Usa-UE per mano dei “compagni no-global”, ma anche Cia, di Otpor (poi operativi in Georgia e Ucraina); o come Gennaro Migliore, il quale inorridiva con Sharon davanti allo slogan “Intifada fino alla vittoria” ; o come Fabio Amato che, sceso dai suoi Sound System, inneggia oggi alla “rivoluzione verde” in coppia con il responsabile esteri di un’organizzazione iraniana di cui si sono perse le tracce trent’anni fa. Arriva, il PRC, facendo sghignazzare di goduria Cia, Mossad, MI6, a chiedere “a tutte le forze democratiche italiane, alle organizzazioni dei lavoratori e degli studenti, di sostenere il movimento iraniano, moltiplicando gli atti di protesta a supporto della lotta democratica del popolo iraniano” . Si celebra così il matrimonio morganatico (del principe con il plebeo) tra PD, UDC, PDL e la cosiddetta “sinistra radicale”, autenticando la “diversità assoluta” rispetto al PD che era stata codificata nelle tavole della legge del nuovo PRC. Tra le righe si percepisce l’invocazione, a stento repressa, al solito “intervento umanitario”.

In questo diadema di vetraccio fatto passare per diamanti, spicca uno che, assoldato alla pulizia etnica condotta da croati, bosniaci, kosovari, israeliani, fin da quando transitò dall’antimperialismo rivoluzionario di Lotta Continua (perciò lo conosco bene) al libro paga di Giuliano Ferrara (Il Foglio), Carlo Rossella (Panorama) e Ezio Mauro (Repubblica), segna di menzogna tutta la compagnia cantante il coro de diritti umani. Si chiama Adriano Sofri, scrive intrugliati saggi al servizio di ogni possibile guerra, di bombe o di velluto. In tal modo si è guadagnato libertà, privilegi e guiderdone come a nessun condannato per omicidio è mai capitato. Al tempo del ricambio imperialista dell’imperatore persiano con un chierico rancoroso, stragista di comunisti e iracheni, Sofri e la sua spalla Carlo Panella, pure lui nella truppa di ascari USraeliani di Ferrara, inneggiarono alla “rivoluzione islamica”. Pareva che non avessero capito nulla, invece, istruiti nelle segrete stanze, avevano capito tutto.

Khomeini era l’asso nella manica degli ultrà della rivincita colonialista che, togliendo di mezzo l’Iraq, doveva far fuori la minacciosa prospettiva dell’unità araba. Così, ancor meglio, quel corrotto satrapo ladrone, filo-yankee da sempre, di Rafsanjani e, poi, un po’ meno bene, il riottoso Mahmud Ahmadi Nejad. Solo che a costui è andata di lusso finchè ha partecipato, insieme agli Usa e all’Occidente, all’allestimento del banchetto iracheno e alla liquidazione dei Taliban. Ma poi, diventato in virtù del suo antisionismo e delle sue ambizioni da potenza regionale, portate avanti anche con l’appoggio alla resistenza palestinese e libanese, un catalizzatore della collera araba e di tutti i Sud del mondo e quindi uno scoglio intollerabile contro le razzie israeliane, ha incominciato ad andargli malissimo. Si scatena la superpotenza nucleare Israele e trasforma lo sviluppo del nucleare civile iraniano, legittimo in tutto il mondo, in megatoni d’assalto contro i sopravvissuti della Shoah. Ripartono le geremiadi delle nostre zannute ginocrate sull’infame velo. Venendo da una società in cui donne, più degradate che in qualsiasi paese musulmano, per far soldi devono rendere servizietti al premier, o sbatterci in faccia capezzoli e inguini, sotto facce ottuse, tutte uguali, non c’è male come coerenza femminista. Insomma tanto si è fatto, tanto si è sparlato da creare ricche motivazioni per indurre la conventicola teocratica giudeo-cristiana a infilare Ahmadi Nejad nella categoria dei reprobi da regime change e da scatenargli contro il vecchio fantoccio Musavi, collaudato nei traffici Cia dell’Iran-Contra, con dietro la classe sociale di mercanti, trafficoni (anche di droga), feudatari e fighetti borghesi. E pour cause : sugli interessi di questi ceti parassiti, oltre a tutto, Ahmadi Nejad aveva fatto prevalere, a forza di redistribuzione della ricchezza, di interventi su sanità, istruzione, viveri a prezzi sussidiati, gli interessi dei poveri, lavoratori, contadini, certo con tanto di velo e senza culi e tette al vento.

Conviene, comunque, ricordare ai chierichetti diritto-umanisti, più o meno consapevole mercenariato imperialista, i connotati precisi della nemesi iraniana Mir Hussein Musavi (vedi anche il mio precedente post sulla rivoluzione verde). Angolo persiano dell’esagono USA che comprendeva Michael Ledeen (neocon del Pentagono)-Kashoggi (miliardario saudita, fiduciario Cia)- Ghorbanifar (mercante d’armi iraniano)-Oliver North (esecutore Iran-Contra)-Ronald Reagan (mandante Iran-Contra), l’ex-premier 1980-85 negli anni ’80 si è arricchito del traffico d’armi e droga con cui Israele, Khomeini e la Cia finanziarono l’assalto Usa al Nicaragua sandinista (20mila morti), nonché la guerra dell’Iran all’Iraq su mandato USraeliano. Tutto questo accadeva sotto l’ombrello di alcuni istituti specializzati in operazioni sporche destinate a rimuovere fisicamente avversari e a effettuare cambi di regime senza l’intervento ufficiale delle forze armate. Nella Coalizione per la Democrazia in Iran figuravano, oltre ai partner di Musavi sopra citati, esperti di destabilizzazioni come lo JINSA (Istituto Ebraico per la Sicurezza nazionale), l’ex-capo della Cia James Woolsey, l’American Enterprise Institute, l’Hudson Institute, il National Endowment for Democracy, più una prezzemolata di ultrà del bellicismo Usa. Tutta roba già attivatasi con soldi, logistica e capobastoni neocon come Brzezinski, Richard Perle, Elliott Abrams. Robert Kagan, William Kristol, per le varie rivoluzioni colorate, a partire da Belgrado e dalla Cecenia e a finire con il Darfur e ora l’Iran. Come anche documentato egregiamente da un’ agghiacciante puntata di “Report” di qualche tempo fa.

Ineguagliabile la prosa da neomelodico Adriano Sofri (apertura in prima pagina di Repubblica): “La minaccia ha la divisa nera dei picchiatori e degli sfregiatori arruolati a milioni (bum!) dal delirio khomeinista". Tra chi è il confronto, secondo questo Oriano Fallaci da macero? “Tra uomini fanatici dalle barbe accuratamente incolte e le ragazze libere e intrepide…”. Ragazze che così gli raccontano la “rivoluzione”:
Sto ascoltando la musica che amo, anzi voglio mettermi a ballare con qualche canzone. Ho le sopracciglia sottili, può darsi che, prima, passi da un salone di bellezza domani…”
Questa la descrizione dell’ inedito “soggetto rivoluzionario” fresco di salone di bellezza: “Sempre nuove ragazze si sono riguadagnate millimetro per millimetro la loro cospirazione per la libertà, un fazzoletto spostato indietro sulla fronte, una ciocca di capelli sbucata come per distrazione da una tempia, una festa senza la tetra mascheratura come in una effimera terra di nessuno…. Mai è stato così chiaro da che parte stare. Di un Dio che bastona e stupra e lapida (guardate, non è mica il dio di Bush, a quello Sofri leva alleluia), o di un dio che sorrida dal vento tra i capelli delle ragazze…” Stiamo, come tendenza culturale, tra il vecchio Bolero Film e Carolina Invernizio. Quelli che mettono le mani nei “capelli delle ragazze”, sono rozza plebaglia al seguito di costruttori di bombe atomiche (per Sofri, più celere di Netaniahu e Lieberman, l’Iran ce l’ha già. Di quelle israeliane non si parla) che vogliono la “distruzione di Israele” (solita sineddoche falsa e tendenziosa: Ahmadi Nejad ha sempre parlato di smantellamento dello Stato sionista e razzista, non di Israele) e pretendono di aver vinto “un’elezione normalmente truccata” . Naturalmente, all’ex-rivoluzionario trasvolato tra gli ascari di Pannella e poi di Craxi non cale assolutamente dell’aspetto di classe della vicenda iraniana. Di capelli e saloni di bellezza negati si tratta, nell’eterna guerra dei ricchi contro i poveri. Tanto più che i ricchi come Sofri possono godere della “fortuna, del vanto e del privilegio di vivere in democrazia" e, dunque, di “poter scegliere che uso fare del vento fra i capelli ”. Fortuna e vanto di cui godiamo l'impareggiabile privilegio grazie a zoccole, lodi Alfano, sbirri, militari e ronde spaccacrani. Fortuna negata a quelli di Gaza, visto che il vento nein capelli e nei pomoni gli porta fosforo e uranio. O a quelli del Messico dove il favorito di Marcos e di Sofri, Calderon, da Washington ha fatto soffiare un vento che gli ha portato in grembo un milione di voti rubati al vincitore Obrador. Ma di ciò a Sofri poco importa.

Si chiedano gli indignati apostoli dei diritti umani, fatti di capelli al vento e saloni di bellezza e mai di pane, istruzione, casa, terra, autodeterminazione, come ci si trova chiusi, insieme a Sofri, Allam, Fallaci e ascari vari, in una camera iperbarica dove l’alimentazione Cia-Mossad tiene in funzione i detriti comatosi del trasformismo italiota. Se lo chiedano meglio, ricordando questo caporale di giornata sull’attenti a ogni convocazione imperialsionista, mentre a Sarajevo avallava la bufala assassina del fascista Izetbegovic sulle “bombe serbe” contro donne bosniache in fila al mercato. Bombe che invece il despota islamico aveva fatto lanciare, lui, sulla sua gente, in combutta con gli squartatori Nato della Jugoslavia (come appurato dalla commissione d’inchiesta ONU). Ma tant'è, la "rivelazione" dell'emissario agevolò i successivi bombardamenti Nato.

Sia chiaro: sui governanti di Tehran, immancabilmente definiti “dittatori” anche da coloro cui il nostro regime sta sottraendo perfino le bolle di sapone della legalità borghese, io mi sono espresso negli anni senza la minima indulgenza. Pur laico e anticlericale da far impallidire le migliori intenzioni di Robespierre, non mi sono azzardato a far da grillo parlante su costumi, religioni e culture di altri mondi con altri tempi. Ma quanto al cinismo di un regime che, d’intesa con i peggiori serial killer dell’umanità, da un lato assassina l’Iraq e collabora all’assassinio dell’Afghanistan (pur, come l’Iran, senza “vento nei capelli”) e, dall’altro, si espande regionalmente sfruttando la giusta resistenza di libanesi e palestinesi alla soluzione finale sionista, non gliene ho mai fatta passare una. Fin da quando nel 1979, sulle montagne del Kurdistan iracheno, vedevo villaggi iracheni bruciare sotto proiettili israeliani da cannoni persiani, mesi prima dello scoppio della guerra. Fin da quando vedevo i militari di Saddam (laico, socialista, con tutto il vento del mondo nei capelli delle ragazze, ma diabolizzato lo stesso) rastrellare i sabotatori infiltrati dall’Iran in tempo di pace. Fin da quando stavo sotto le bombe bushiane di Shock and Awe che davano via libera alle milizie assassine scite al soldo di Tehran. E fin da quanto si scoprì che a gassare i curdi di Halabja erano stati gli iraniani, a dispetto di una bufala, ingoiata da tutti, che aveva attribuito la strage a Saddam. Non corrano, gli utili idioti, a darmi del filo-Ahmadi Nejad perché tra un quisling della destabilizzazione voluta dall’imperialismo e un presidente nazionalista, democraticamente eletto, non mi piego all’ennesima truffa colorata. Qui non era in gioco il crepuscolare “vento nei capelli delle ragazze” (ragazze, peraltro, che lì possono abortire fino al 45° giorno, divorziare, prostituirsi, cambiare sesso con la mutua, fare tutti i mestieri e laccarsi le unghie prima di scendere in piazza). Qui l’Iran si sta giocando il ruolo di ultimo Stato della regione, accanto alla Siria, non divorato dagli sterminatori della sovranità dei popoli. Dei morti ammazzati nei cortei di Tehran, come delle devastazione fatte prima da un vento che non scompigliava capelli, ma incendiava e saccheggiava case, edifici pubblici e verità, si chieda conto ai burattinai di tutte le “rivoluzioni colorate”. Stanno a Washington, a Langley, a Tel Aviv. Stavano anche sui terrazzi di Caracas, quando, per incolpare Chavez di strage analoga, cecchini di estrazione israeliana spararono e ammazzarono. Allora furono 60.

C’è di tutto sul carrozzone degli utili idioti e degli amici del giaguaro che, trainato da somari, viaggia verso il paese dove le orecchie da somaro crescono a chiunque. E il contrario di tutto, concesso ma non ammesso che quello che in Italia si definisce di sinistra, o centrosinistra, sia il contrario di quanto si definisce di destra. Cosa smentita anche in questo caso dal comune rovesciamento della verità iraniana. Tra i paggetti sul retro del Landau c’è anche tal Niki Vendola, governatore delle Puglie, un OGM delle coltivazioni postcomuniste dalle fattezze di cera sotto calore, la cui onestà intellettuale viaggia disinvolta tra contraddizioni vertiginose. Agli anatemi contro i fondamentalisti di Tehran, fautori di veli e persecutori di omosessuali, si sposa una scalmanata devozione a Chiesa e papi che l’omosessualità la vedono come Khomeini vedeva Moana. Primo atto del governatore della Puglia, seguito dalla privatizzazione del massimo acquedotto nazionale, l’intitolazione dell’aeroporto di Bari al caro polacco Woytila. Il secondo atto venne forse suggerito dalla necessità di un miracolo per la sua giunta sprofondante nella melma della sanità pugliese (vicepresidente inquisito e dimissionario, uomo della “primavera” di Vendola), oppure dal bisogno di un’assoluzione per essersi fatto fuori, secondo gli autorevoli Rizzo e Stella, la bellezza di 350mila euro per esibirsi alla 4 giorni newyorchese del Columbus Day (la sceneggiata con cui i coloni Usa coprono il genocidio dei nativi). Trattossi dell’omaggio al gabbamondo dagli autograffi sul palmo delle mani, al “santo di stoppia” secondo papa Roncalli. Si vocifera che ora lo Svendola pensa di sostituire la mummia di Lenin con quella di Padre Pio. Forse per le virtù rivoluzionarie che il monaco manifestava già negli anni venti quando, con manipoli di squadristi del foggiano, andava pestando e sfasciando esponenti e comuni di sinistra. Vendola in fila tra i fedeli rintronati e poi militante montalciniano, prostrato in venerazione davanti alla salma riesumata e siliconata, creatrice a S. Giovanni Rotondo della più abbietta e sanguisuga superstizione dai tempi dell’invenzione della reliquia del Santo Prepuzio: è un continuum vendolottiano di tutta la conventicola umoristicamente chiamata “Sinistra e libertà”. Si parte dagli ex-voto al Dalai Lama, al papa, a Padre Pio e si finisce coerentemente con i vituperi contro Ahmadi Nejad e i “terroristi islamici”, ovunque e specialmente a Gaza. Dite voi se si tratta di utili idioti o amici del giaguaro. Già mi rimproverano che vedo Cia e Mossad dappertutto…E’ che stanno tutti nello stesso caravanserraglio, Frattini, Hillary, Gordon Brown, Minzolini, Pagliara, Parlato, Bertinocchio, Marina Forti (“I brogli di Ahmadi Nejad”), Left (“Il voto rubato”), Franco Giordano, Veltroni, Ingrao, Rossanda… ci si confonde tra tutte queste orecchie d’asino. Tra le quali spiccano per proterva lunghezza quelle di Gigi Sullo, il direttore della rivista “Carta”, house-organ del Fregoli Marcos e delle sue sei residue caracoles zapatiste. Merita una menzione speciale per quel numero intero dedicato al musulmano libico Gheddafi, un altro Hitler ovviamente (anche se fuori tempo rispetto all’impostazione Usa), che rinchiude in orridi campi di concentramento i profughi africani. Punta avanzata di una pattuglia di ringhiosi eurocentrici, dall’inconscio revanscismo coloniale, l’uomo zapatico avrebbe fatto bene a considerare che in Libia arrivano le torme di disperati dall’intero continente, roba che neanche una potenza come gli Usa saprebbe affrontare. Che quei disperati sono in fuga dai disastri che tutti sono stati combinati dai par suoi bianchi e cristiani, in termini militari, politici, economici, ambientali, climatici. Che la genìa della quale lui è un tardo, ma non indegno, derivato, della Libia aveva fatto tabula rasa come meglio non avrebbe potuto il Sahara, gassandone, bombardandone, impiccandone e uccidendone nei campi di concentramento mezza popolazione. Qualsiasi cosa si possa attribuire a Gheddafi, che comunque per il suo paese ha fatto un po’ meglio di decine di premier democristo-socialisto-ulivesco-berlusconidi, nessun erede della più sanguinaria dei genocidi coloniali ha il diritto di agitare il ditino. Prenditela con coloro che costringono a fuggire in Libia le vittime dei loro crimini. E semmai con quel tuo subcomandante che, da chissà quale pulpito, si permette di sbertucciare i leader e i movimenti antimperialisti di mezzo mondo.

E’ un’ armata Brancaleone che, ispirata dagli sfracelli del duo papa-imperatore da Sacro Romano Impero, con l’innesto di qualche rabbino dalla ferità talmudiana, si è dato il compito di coprire di gigli umanitari le volpi e i conigli mandati a mandare in vacca la volontà della maggioranza degli iraniani, nonchè le corazze e le balestre di ogni nuova crociata e magari i 500 ascari e i Tornado promessi dal guitto mannaro al neo-sfracellatore Usa di Afghanistan e Pakistan, a rinforzo di chi già si è fatto le ossa mitragliando famigliole “integraliste” L’assunzione incondizionata del paradigma del “terrorismo islamico” (presto, vedrete, daranno dell’Al Qaida anche a Ahmadi Nejad) lo concede e lo impone. Vantano, questi fustigatori dell’oscurantismo islamico, radici in un Occidente dove non esiste più l’ombra di un voto onesto, sia per brogli sistematici che portano al potere presidenti e vassalli, sia perché l’oligarchia mediatica predispone i cervelli alla scelta voluta, fosse anche del più nefasto dei propri nemici di classe. Epperò si permettono di strepitare di brogli in un’elezione che ha confermato tutti i sondaggi, interni ed esterni, più di trenta, che ha visto un dibattito libero e vivace come nella zombilandia occidentale manco ce lo sogniamo, un’affluenza dell’80%, una differenza di 21 milioni sul candidato appoggiato da tutta la cosca Nato e in cui, per sovraprezzo, si è deciso di andare alla verifica di tutti quei voti per cui sono state avanzate contestazioni. Hanno individuato la prova della truffa nella comunicazione dei risultati appena due ore dalla fine dello spoglio, ma hanno guardato dall’altra parte quando lo sconfitto annunciava la propria vittoria ore prima della fine del conteggio. Orgasmatiche tra le sorelle verdi scese su alti tacchi dai quartieri alti, le vibranti inviate dei nostri media non hanno mai messo piede nelle provincie, nelle città e nei villaggi dell’entroterra dove da anni Ahmadi Nejad gode di un appoggio stramaggioritario. L’evidenza di uno scontro di classe tra borghesia dei commerci, delle professioni, degli affari e i ceti dei meno abbienti, l’hanno accantonata con lo sprezzante “non sempre il proletariato fa le scelte giuste”. Avrebbero potuto documentarsi sul perché il presidente abbia vinto tra i lavoratori del petrolio e delle grandi industrie: avrebbero scoperto che a costoro non piaceva il programma riformista di privatizzazione di tali industrie e deregolamentazione dei servizi pubblici. Fossero andati nelle regioni di confine, avrebbero potuto capire le ragioni del massiccio voto per Ahmadi Nejad nel suo rafforzamento della sicurezza alla frontiere contro le sempre più virulenti minacce israeliane e statunitensi e le operazioni sporche finalizzate a creare movimenti secessionisti. Ecco, invece, che riemerge, per tutto ridurre ad unum, l’ombra di Hitler, quella da tempo cucita dai nazisionisti e neocon sulla figura di Ahmadi Nejad. Non è stato così con Milosevic, con Fidel, Kim Jong Il, Chavez, Nasrallah, Saddam? E mai con Uribe, Mubaraq, Netaniahu? E qual’era il crimine hitleriano di costoro se non la mancata calata dei pantaloni davanti a Exxon, Monsanto e il Pentagono? Repetita juvant, ma solo per chi non è stato infettato dalla sindrome di Giuda.

Netaniahu aveva sollecitato i propri accoliti sionisti negli Usa a giocare fino in fondo la carta della frode elettorale, onde distogliere Obama da eventuali dialoghi con Tehran. L’emittente Usa “ABC” e il londinese “Daily Telegraph” avevano annunciato nel maggio del 2007 che la Cia aveva ricevuto il mandato presidenziale di unire le operazioni sporche per destabilizzare il governo iraniano a una grande campagna di propaganda e disinformazione contro il regime dei mullah. John Bolton, ex-ambasciatore Usa all’ONU, aveva dichiarato che un attacco all’Iran sarebbe stata l’opzione estrema, ma solo dopo sanzioni economiche e dopo il fallimento di una rivolta popolare per presunti brogli elettorali. Il giornalista investigativo Seymour Hersch, premio Pulitzer, aveva rivelato mesi fa sul “New Yorker” che il Congresso aveva approvato una richiesta della Casa Bianca di finanziare con 400 milioni di dollari una grande campagna di sabotaggi del potere religioso iraniano. Un giorno prima delle elezioni, il neocon Kenneth Timmerman scrisse che vi sarebbe stata una “rivoluzione verde” a Tehran per la quale la National Endowment for Democracy (NED), quella dietro a tutte le “rivoluzioni colorate”, avrebbe già speso milioni di dollari. I legami del gruppo Musavi con Ong finanziate dalla NED sono noti. Per quale motivo preparare una “rivoluzione verde” prima del voto, visto che Musavi e i suoi si dicevano sicuri della vittoria?


Tutto questo dovrebbe porre un freno agli ossessi dell’unità delle sinistre. Unità con chi? Unità con i bulimici di strapuntini PD? Unità con chi si mette la stola del Dalai Lama e sfoggia sorrisi celestiali? Unità con chi salta su e marcia a ogni suon di tromba dell’associazione a delinquere chiamata “comunità internazionale”, fino alla disintegrazione del Sudan grazie ai mercenari locali nel Darfur, fino al doppio stato in Palestina che destina quel popolo alla sottomissione, alla frantumazione, all’estinzione. Fino all’esportazione dei “diritti umani” e della “democrazia” tipo Uribe, Karzai, Al Maliki, Mubaraq, in Somalia, Eritrea, Venezuela, Cuba, Nepal, Gaza, Bolivia, ovunque nel mondo vi sia una miniera da arraffare, una foresta da tagliare, una sorgente da rubare, un popolo di troppo da sterminare. Pigolìì sommessi e incerti sono state, a questo proposito, le voci non allineate che resistono in nicchie anatagoniste. La lezione pro-Nato del compromissorio Berlinguer e le flatulenze collaborazioniste di Bertinotti hanno prodotto un degrado etico-politico universale. Hanno avvolto il maglio dell’imperialismo nell’ovatta dei diritti civili e di una democrazia talmente falsa da nobilitare al confronto l’ipocrisia di 2000 anni di pontefici di Santa Romana Chiesa. E senza sapere di imperialismo, cari compagni, non si sa e non si fa un fico secco di lotta di classe. E non la si sa e non la si fa mai più con queste escrescenze spurie di una storia compromessa, qualsiasi unità si voglia costruire incollando i cocci di un’anfora il cui vino è andato a male da tempo. Personalmente non sono disposto a estenuarmi ulteriormente in indulgenze per chi arriva a vertici di idiozia o collateralismo come quelli denunciati in questa scritto. Chi toppa sull’imperialismo e sull’internazionalismo non può avere voce in capitolo neanche su precari, terremoto e Vicenza. Si deve ripartire da capo, que se vayan todos.

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/

postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 24, 2009 23:51 | link | commenti (10)
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lunedì, 22 giugno 2009

La polemica scoppia in internet, voci oltre la coltre di silenzio.
Dalla rete:
"Oggetto: HO VISTO L’AQUILA
Lettera a mia moglie scritta ieri notte
 
Ho visto l’Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia ciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” . Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
 
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della
 
protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’. A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli
ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Lì???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.
 
Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che lì va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che "quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente". Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.
 
                                                                                                                 
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C’era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
 
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c’erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli ‘Assaggi, assaggi’. Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: "Non bisogna perdere le buone abitudini".
 
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.
 
Andrea Gattinoni, 11 maggio notte."
http://splindermel.splinder.com/
postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 22, 2009 10:03 | link | commenti (20)
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mercoledì, 17 giugno 2009

Ieri notte
il tuo corpo abitava il mio sogno.
Eros?
Sembrava amore, mentre tu sorridevi
dei miei non andartene.
postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 17, 2009 23:52 | link | commenti (29)
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mercoledì, 10 giugno 2009

Cosa è il "SIGNORAGGIO" e come ci condiziona la vita

Rassegnarsi alla schiavitù o lottare per liberarsi
dall'oppressore?


C'è una cosa che non si deve sapere in giro: si può
parlare di tutto ma non di questo, perché potrebbe
capovolgere il sistema. In esclusiva su questo
volantino, forse per la prima e unica volta, potrai
scoprire cosa sia e come, a causa sua, vieni
schiavizzato senza saperlo.

Si definisce Signoraggio il profitto che nasce dalla
differenza tra il valore nominale della moneta (cioè il
valore numerico scritto sopra) e i costi sostenuti per
produrla.

I profitti del signoraggio, o rendita monetaria, li
prende chi emette moneta. Se pensi che questi
proventi siano redistribuiti alla collettività come
sarebbe giusto ... ti sbagli di grosso!

Storicamente, la parola “signoraggio” trae origine
dal ricavo, goduto dal “signore del feudo”,
proveniente dall'emissione di moneta avente valore
nominale superiore al valore intrinseco. Il “signore”
otteneva un guadagno dalla sovranità sulla moneta.

Oggi il “signore del feudo” non c'è più. Ma il
signoraggio continua ad essere riscosso dalle
Banche Centrali, per realizzare e prolungare una
frode colossale nata e cresciuta a causa di
ignoranza, censura, disinformazione, connivenza,
collusione e corruzione. Una truffa che provoca
direttamente il più grande trasferimento esistente al
mondo di ricchezza pubblica (e quindi di potere) in
mani private.

Proprio come nel medioevo, ancora oggi la
ricchezza resa dal signoraggio, viene ottenuta

sottraendo a tutti gli onesti cittadini i frutti del
proprio lavoro.

Tutti i proventi del signoraggio vanno purtroppo
nelle tasche di una ristretta cerchia di privati. Ma la
potente combriccola ha pure, nel frattempo,
escogitato un'altra truffa ancora peggiore per tenerci
tutti soggiogati.

Il MONOPOLIO dell'emissione della cartamoneta
Euro (€) appartiene alla Banca Centrale Europea, la
quale, a differenza di quanto comunemente si
crede, è di fatto una Società per Azioni con scopo di
lucro che, dietro il pretesto istituzionale di
"preservare il potere d’acquisto dell'euro" (cosa sulla
quale ogni cittadino europeo avrebbe da ridire),
cerca di trarre dall'emissione di carta-moneta il

MASSIMO PROFITTO POSSIBILE per i suoi
azionisti (cosa che, come vedremo tra poco, fa fin
troppo bene).

E chi sono gli azionisti della BCE?

Gli azionisti sono le singole Banche Centrali
Nazionali che si dividono i profitti secondo le
percentuali che detengono. In mezzo ci sono pure
la Banca d'Inghilterra, di Svezia e di Danimarca,
che, senza nemmeno essere entrate nella moneta
unica, percepiscono il signoraggio, pagato dagli
inconsapevoli cittadini delle nazioni che adottano
l'euro.

Quasi tutte le Banche Centrali Nazionali sono a
loro volta, più o meno segretamente, possedute
da altre banche e società private. Lo stesso
accade per Banca d'Italia.

Ma da dove arrivano i profitti degli azionisti
della BCE?

PROPRIO DAL SIGNORAGGIO!! Ecco cosa
succede: la banca centrale privata stampa la
carta-moneta e LA PRESTA per l'importo pari al
VALORE NOMINALE CHE C'È SCRITTO
SOPRA agli Stati nazionali in cambio di titoli di
debito pubblico gravati di interesse annuo

deciso dalla stessa in modo arbitrario. In questo
modo la restituzione di una banconota da 100
Euro costata alla BCE 0,03 Euro viene a costare
allo Stato 100 Euro, con un profitto per gli
azionisti della BCE di 100 -0,03 = €99,97 ...e se
è pagato dopo un anno il costo per la comunità
nazionale arriva a 102,5 Euro con un tasso di
interesse del 2.5%. Con questo tasso, che
sembrerebbe irrisorio, il debito costituito da
tutte le banconote emesse in uno Stato
(ovvero tutte le banconote da 5, 10, 20, 50,
100, 200 e 500 euro) raddoppia ogni 29 anni!!

Gli Stati membri dell’Unione Europea, per conto
dei banchieri, fanno pagare ai propri cittadini
questo debito fittizio tassandoli sempre più

per pagare il cosiddetto “debito pubblico” che
potrà solo aumentare e MAI estinguersi,
essendo pari al valore nominale di TUTTA LA
CARTA-MONETA emessa + interessi pregressi e,
come se non bastasse, gravato da un interesse a
scelta della BCE!

Il "debito pubblico", per pagare il quale il nostro
patrimonio e il nostro reddito, faticosamente
guadagnato, viene tassato con IVA, IRPEF, ILOR,
ICI, accise, una tantum, etc.. e per il quale VIENE
SVENDUTO IL NOSTRO PATRIMONIO
STATALE, nasce proprio da questa pratica
fraudolenta, usuraria, immorale e devastante.


Ecco che cosa guadagnano e si
spartiscono gli azionisti delle Banche
Centrali!!!

Ma non è tutto! La BCE (con le varie banche centrali
nazionali), nello Stato Patrimoniale del suo bilancio,

apposta il valore delle banconote emesse come
voce PASSIVA, ossia le tratta come se fossero un
debito per la banca, mentre non lo sono
assolutamente. E si tratta di oltre 500 miliardi di
Euro! Inoltre, nel Conto Economico, non apposta
come profitto le nuove emissioni (in tutto circa 40
miliardi di Euro l'anno).

Come se il presidente di una squadra di calcio,
dopo aver ordinato ad una tipografia la stampa dei
biglietti per l’ingresso allo stadio, nel momento della
consegna e del pagamento, invece dei pochi
centesimi per biglietto, si senta avanzare dal
tipografo due sconcertanti richieste: di
corrispondere come pagamento il valore
nominale da lui stampigliato sui biglietti
d’ingresso ed inoltre di ricevere un interesse
(scelto arbitrariamente e senza appello) sul
valore nominale di ogni biglietto consegnato!
In più a fine anno il tipografo, per non pagare tasse
e rivalersi sul suo cliente, iscriverebbe a bilancio la
stampa effettuata come perdita di un costo pari al
valore nominale dei biglietti stampati e venduti!!

È un sistema incostituzionale che viene gestito
dalle maggiori banche centrali private del mondo e,
per quel che ci riguarda, dalla Banca Centrale
Europea, la quale delega per l'Italia il suo azionista
locale, Bankitalia SpA.

La BCE e le altre banche centrali nazionali
stampano banconote non coperte da oro né danno
diritto, al loro portatore, di convertirle in oro o in altri
beni. Per questo le banconote non costituiscono
affatto un debito per la banca che le ha emesse.

Sono pura e semplice carta stampata e
numerata!

Del valore di questa carta, la BCE si attribuisce in
modo unilaterale la proprietà e la fornisce alle sue
condizioni, ignorando che chi dà valore a della
carta in quanto mezzo di scambio è la comunità
che la riconosce e l'accetta, motivo per cui la
proprietà della moneta spetta alla comunità e
non a banchieri e banche private a scopo di lucro.

I PROVENTI DEL SIGNORAGGIO SONO SOTTRATTI ALLE
COMUNITÀ NAZIONALI E VENGONO DIVISI TRA BANCHE
PRIVATE CHE ACCRESCONO LA LORO RICCHEZZA
IMPOVERENDO GLI ONESTI CITTADINI


Ma ciò che è ancor più sconvolgente è che, per di
più:

LE BANCHE CENTRALI, ISCRIVENDO AL PASSIVO
DELLO STATO PATRIMONIALE IL TOTALE DELLA
MONETA EMESSA E NON ISCRIVENDO NEL
CONTO DI GESTIONE IL PROFITTO DI EMISSIONE
(OVVERO IL SIGNORAGGIO), OCCULTANO GRAN
PARTE DEL LORO PATRIMONIO E DEI LORO
PROFITTI, ELUDENDO COSÌ IL DOVERE DI
RIMETTERLO ALLO STATO E COSTRINGENDO
COSÌ LO STATO A SPREMERE DAI CITTADINI
SEMPRE PIÙ TASSE!!

Praticamente i proventi del signoraggio
ci vengono tolti per ben 2 VOLTE !!!

In conclusione:

LE BANCHE CENTRALI
SI APPROPRIANO INGIUSTAMENTE
DEL SIGNORAGGIO E, FACENDOCI
PAGARE UN DEBITO INESTINGUIBILE
CHE NON DOVREBBE ESISTERE, CI
ESPROPRIANO SEGRETAMENTE DEI
FRUTTI DEL NOSTRO LAVORO
RENDENDOCI SCHIAVI ATTRAVERSO
DEBITO PUBBLICO E TASSE!!


E adesso ..rispondimi! Vuoi permanere nella
condizione di SCHIAVITÙ o intendi lottare per la
tua dignità, riappropriandoti della Sovranità
Monetaria Popolare per liberarti e liberare i tuoi
simili dall'oppressore?

PENSACI!

Soltanto reimpossessandosi del potere
dell'emissione monetaria diretta, in nome e per
conto dei cittadini, lo Stato evita di regalare i
proventi del signoraggio al sistema bancario e di
spremere i cittadini mediante tasse inevitabilmente
crescenti. Lo Stato Italiano SOVRANO potrebbe
così finalmente riappropriarsi della possibilità di
poter svolgere un' autonoma politica economica,
proprio per il fatto di poter rilanciare l'economia
senza accrescere l'indebitamento pubblico.

L'indebitamento pubblico, infatti, accresce in
modo proporzionale il potere dei creditori nei
confronti dello Stato stesso.

La fattibilità della Sovranità Popolare della Moneta
si basa su un semplice quanto solido
ragionamento: se lo Stato è solvibile quando
emette propri titoli del debito pubblico e le monete
metalliche, lo è certamente anche quando emette
la propria moneta cartacea. Con l'essenziale
vantaggio che non si indebita e non paga interessi.
In altre parole accresce il patrimonio della
comunità invece di lasciare che tale patrimonio
venga tacitamente sequestrato da una ristretta
cerchia di banchieri.

www.sovranitamonetaria.org
info@sovranitamonetaria.org
Quella del signoraggio è una questione ancora dibattuta, e molto, dagli economisti. E' un tema caro alle destre, anche a quelle estreme, soprattutto in chiave anti-ebraica. C'è chi afferma che la Banca Centrale non è proprietaria della moneta che emette, per questo non la ascrive tra gli utili. E che la può emettere solo in cambio di titoli di stato. Quindi all'atto della restituzione della moneta da parte di uno stato, gli utili di questa restituzione non possono essere divisi tra gli azionisti della banca perché questa non era proprietaria della moneta che ha emesso. Consiglio approfondimenti.
postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 10, 2009 23:14 | link | commenti (26)
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martedì, 09 giugno 2009


Lunedì 25 maggio aerei da guerra israeliani hanno fatto cadere sopra Gaza migliaia di questi volanti:

-ingrandisci-

-ingrandisci- 


Traduzione:

“Alla popolazione di Gaza,

le Forze di Difesa Isrealiane vi avvertono ancora che è proibito avvicinarsi a meno di trecento metri dal confine, e chiunque cercherà di avvicinarsi porrà se stesso in pericolo. L’esercito israeliano utilizzerà le procedure adatte per farlo allontanare compreso sparare se sarà nesessario.



Questa è una promessa,

chi è stato avvertito non trovi scuse!”



Una promessa per nuovi omicidi e annessione di territorio.

Premesso che il solo lancio di questi volantini è più criminale del lancio da parte palestinese dei famigerati razzetti artigianali “qassam” (infatti il contenitore dei messaggi fatto cadere dall’aereonautica ha colpito in testa Nawra Dughmush, un bambino di dodici anni, ricoverato in coma all’ospedale al Shifa), i contadini palestinesi continueranno ad andare a coltivare i loro legittimi campi vicino al confine, come fanno da generazioni, essendo questa l’unica attività di sussistenza per permettere loro di sfamare le famiglie in una Gaza ridotta in miseria da 2 anni di assedio.

Sebbene i maggiori i media abbiano rivolto altrove l’occhio di bue della loro attenzione Gaza continua a essere quotidianamente teatro dei crimini israeliani.

Dal 18 gennaio 3 palestinesi sono stati uccisi vicino al confine,compreso un bambino, e altri 12 sono stati feriti, compresi 3 minori e due donne. Sebbene sia noi che i palestinesi siamo visibilmente tutti civili disarmati. Di norma i cecchini israeliani si appostano, li vediamo a volte ridere e scherzare, poi dopo qualche decina di minuti iniziano a spararci contro.

Sparano anche contro di noi attivisti internazionali, per loro è come se fosse un gioco, per noi e i palestinesi è la vita

E’ opinione comune dei contadini che queste minacce sarebbero rivolte più verso di noi attivisti dell’ISM che verso di loro (i volantini infatti sono caduti non nei pressi dei villaggi al confine, ma su Gaza city, dove viviamo noi). Come già fu durante il massacro di gennaio, non ci lasicamo intimidire. Abbiamo indetto 3 giorni fa una conferenza stampa nella quale abbiamo a nostra volta avvisato l’esercito israeliano delle nostre intenzioni: continuare ad accompagnare i contadini al confine e documentare i quotidiani crimini di cui si macchia Israele. Ce lo chiedono le vittime di oggi, come quelli di ieri. Ce lo chiedono in particolare:

Maher Abu-Rajileh, 24 anni, del villaggio di Huza’ah, a est Khan Younis, ucciso dai soldati israeli il 18 gennaio mentre con i suoi genitori era intento al lavoro sui suoi campi a circa 400 metri dalla linea di confine.


Waleed Al-Astal (42 anni), del villagio di Al-Qarara, vicino a Khan Younis, colpito ad una gamba da un proiettilie israeliano il 20 gennaio.

Nabeel Al-Najjar (40 anni), colpita ad una mano da un cecchino mentre lavorava nei suoi campi nel villaggio di Khuza’a, est di Khan Yunis, il 23 gennaio.

Subhi Qudaih (55 anni), colpito alla schiena sempre a Khuza’a, il 25 gennaio

Anwar Al-Buraim (26 anni), ucciso dall’esercito israliano il 27 gennaio poco fuori di Al-Farahin, sempre a est di Khan Younis. Un soldato gli ha sparato alla testa mentre stava raccogliendo prezzemolo a circa 500 metri dalla linea di confine.

Hammad Barrak Salem Silmiya, pastore palestinese di soli 13 anni, ucciso il 14 febbraio con un colpo alla testa mentre faceva pascolare i suoi animali a est di Jabalia.

Mohammad Al- Buraim, cugino di Awar Al-Buraim, gambizzato il 18 febbraio da un cecchino israeliano nonostante la presenza come scudi umani di noi attivisti dell’ISM, a circa 500 metri dal confine. Vedi il nostro video.

Wafa al Najar, ragazzina colpita da un proiettile al ginocchio mentre sostava nei pressi della sua casa demolita a circa 800 metri dal confine. Wafa è costretta sulle stampelle e sulle stampelle ci rimarrà tutta la vita, Israele impedisce la fuoriscita dei feriti dalla Striscia che potrebbero essere operati e guarire negli ospedali occidentali più attrezzati.

Muhannad Sehi Abu Mandil, (24 anni) ferito ad un piede dall’esercito israeliano, il 10 marzo a est del campo profughi di al-Maghazi.

Nafith Abu T’eima, contadino di 35 anni ferito il 5 maggio da colpi esplosi da una jeep israeliana

-Randa Shaloufeh, 32 anni, ferita all’addome ed ad una mano mentre lavorava nei suoi campi il 7 maggio.

Oltre a chiedercelo una nostra personale amica, Leila Abu Dagga, portatrice di handikap, che si è spezzata una gamba il 10 aprile mentre fuggiva disperata dalla sua casa presa di mira dall’artiglieria israeliana.

Oltre agli attacchi diretti ai civili , l’esercito israeliano sovente invade le terre palestinesi e danneggia i campi, incendiandoli, o distruggendo gli impianti di irrigazione.

Quanto vale la vita umana da queste parti? Per un contadino palestinese 4 euri al giorno, che è la misera paga per lavorare sui campi dinnanzi ai soldati. Per i cecchini israeliani, la vita di un palestinese vale molto meno dei 50 centesimo del costo di un proiettile.

Restiamo Umani.

Ps. È iniziata la campagna di boicottaggio al festival del cinema di Pesaro.

 

"guerrillaradio"  (link a destra)

postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 09, 2009 07:45 | link | commenti (9)
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venerdì, 05 giugno 2009

Ho pensato che forse è il momento di riproporre questo mio post leggermente stagionato. Come buon auspicio.

IL RISVEGLIO DEL CAVALIERE
(o era la sua fuga?)
 
 
… ALL’ALBAA VIIIIINNCEROOOOO
VIINNCEROOOOOO
VIIIINNCEEEEEEEEEEEEEROOOOOOOOOOOO
TATATATATATAAAA TATAAAAAAAAA
TATATATATATAAAA TATAAAAAA TAAA TAAA TATATAAAAAAAAA!
 
TITITÌ TITITÌ TITITÌ TITITÌ... Fu così che il sogno lirico del piccolo cavaliere venne bruscamente interrotto dalla sveglia digitale, un oggetto dal raffinato design alloggiato in un apposito vano del comodino che era tutt’uno con la testiera del letto che si configurava come una propaggine della parete della camera da letto che appariva come una cellula della zona notte sospesa su travi di legno lamellare nel volume vuoto dell’ala destra della sua villa scolpita nella nuda roccia di un meraviglioso promontorio distrattamente tutelato da vincolo paesistico ed ambientale, il tutto progettato dal famoso architetto Renzo Spiano.
- ‘Rrrco cazzo, era solo un sogno...ero bello, alto...cantavo...nessun dormaaaa... vincerooo-oo.. sospirò.
Il piccolo cavaliere scese dal letto scivolando sulla pancia, artigliando le lenzuola con le dita per frenare la caduta libera. Si diresse verso il bagno. Camminava a piedi nudi sul caldo parquet di legno esotico riscaldato da una sottostante serpentina d’acqua calda. Entrò nella toilette allestita alla maniera delle terme romane e pensò bene di sbirciare il proprio aspetto allo specchio. Salì sullo sgabello che gli permetteva di superare in altezza il lavandino mosaicato, si guardò e ci rimase subito male. Scese con metodo dal supporto e s’avviò verso il water. Una volta giunto al prezioso vaso - terza dinastia Ming opportunamente adattato per il nuovo, prosaico uso - abbassò i pantaloni del pigiamino e lo slippino fino alle caviglie, poi se li tolse del tutto per adottare la sua posizione preferita: mani sui fianchi, gambe semi-divaricate con punte dei piedi divergenti, mento volitivo leggermente innalzato ad indicare il futuro ricco di promesse dinanzi a sé. Iniziò la sua minzione, a pisciare, insomma.
Stava andando tutto bene, fin quando il mento volitivo deviò per un istante dal promettente futuro e si abbassò sul presente del suo pisellino che sgocciolava svogliatamente. Guardalo lì! Un vecchio rubinetto incrostato che perde, un lombrichino con i conati di vomito, un... vero schifo. Lo scrollò penosamente inumidendosi le dita che guardò inebetito. Si voltò e allungò le mani verso la fonte d’acqua minerale gasata che sgorgava da un monolite posto di fianco, lavando via il ribrezzo per il liquido da lui stesso prodotto. Tornò al lavandino, rimontò sullo sgabello e iniziò a radersi cercando di evitare il contropelo sulle cuciture, così come gli avevano insegnato i suoi chirurghi: un cedimento strutturale delle giunture del viso avrebbe avuto conseguenze catastrofiche, vanificando il lavoro del fior fiore dei professionisti dell’immagine (falsa), che stipendiava profumatamente. Nel mentre si sbarbava, per risparmiare tempo, il nostro decise di cominciare le sue quotidiane “prove sorriso”. Dette prove consistevano nella diligente esecuzione di trenta sorrisi ogni mattina, suddivisi in sei gruppi di cinque ripetizioni ciascuno: sorrisi-ottimismo, sorrisi-sufficienza, sorrisi-derisione, sorrisi-barzelletta, sorrisi-gaffe e i famigerati sorrisi-potere, con tutti i denti bene in vista. Una vera fatica per la pelle del suo viso già provata da innumerevoli interventi di restauro. Di pessimo umore, i soli sorrisi che riuscì a produrre ricordavano da vicino l’espressione di un beccamorto che s’accinge a svolgere i suoi uffici.
Terminata la rasatura si sciacquò abbondantemente per rimuovere i residui di schiuma da barba, quindi afferrò l’asciugamano tessuto con il vello di una specie protetta (male) dal WWF; con movimenti calibrati tamponò con la preziosa stoffa il suo delicato faccino, quindi lasciò cadere a terra l'umido frutto del bracconaggio. Si fissò a lungo negli occhi sormontati dalle palpebre di ricambio, sostenendo lo sguardo della sua copia riflessa. Forse sperava di sorprendere un minuscolo movimento fuori tempo, uno sbatter di ciglia, un’inezia non perfettamente sincronizzata, qualsiasi cosa potesse provare che “quello” di fronte non era lui, ma un’entità autonoma.
- Quella scultura moderna non posso essere io..., si rammaricò.
Si sfiorò con la mano i capelli piantati appena due settimane prima, ne sollevò un ciuffetto con delicatezza saggiando la tenuta delle radici, poi l’abbandonò al suo destino. Ma quello osò rimanere in piedi. La cosa lo fece imbestialire. Iniziò a chiazzarsi di rosso mentre il ciuffo, sull’attenti, lo derideva. Si colpì nervosamente il cranio spiaccicando al suolo quell’insolente, un gesto da clown di un circo in rovina.
Mezzo rintronato decise di riprendere l’ispezione del suo viso, pizzicandosi sotto il mento per accertarsi della riuscita della recente asportazione del bargiglio: tutto a posto. Finalmente qualcosa di simile ad un sorriso umanizzò il suo volto per un istante. Ridiscese dal trespolo procedendo verso la doccia. Al suo avvicinarsi le porte di cristallo si aprirono, scorrendo nella parete con un tenue sibilo somigliante ad una pudica ventilazione anale: la cabina doccia - che avrebbe potuto ospitare un’intera squadra sudata di calcetto - gli si spalancò maestosamente davanti. Di fronte a quell’immensità piena di soffioni, ugelli, miscelatori e misteriose manopole che spuntavano dalle pareti, si domandò incredulo perché mai (egli stesso) l’avesse voluta così grande, ma non si rispose.
Dopo un breve armeggiare alla parete fu investito da quattro diversi getti d’acqua già saponata e variamente riscaldata. Aveva appena cominciato a massaggiarsi, ricoprendosi di tiepida schiuma che stendeva affettuosamente sul proprio corpicino, allorquando la sua manina giunse alla pigra escrescenza che aveva tra le gambe. Quasi sovrappensiero tentò un’estemporanea autogratificazione che purtroppo non gli riuscì: il coso non ne voleva proprio sapere. Uscì di scatto dalla doccia, afferrò l’accappatoio e l’indossò nervosamente facendogli assorbire la schiuma che ancora lo ricopriva. Tornò in camera da letto a rapidi passetti, quindi si diresse verso il salone-armadio dove si liberò dell’accappatoio gettandolo a terra.
- Altro che sorrisi del cazzo... ottimismo... sufficienza... potere... ma andate tutti affanculo, andate....
A volte, quand’era certo che nessuno potesse vederlo né sentirlo, si sfogava piagnucolando da solo.
Montò sul secondo gradino di un’apposita pedana e strappò una gruccia che reggeva un doppiopetto completo, corredato di camicia coordinata, cravatta, maglietta della salute, calzini e mutande. Si vestì in piedi, ancora fumante di rabbia per la cilecca masturbatoria: non riusciva proprio ad accettare la vecchiaia.
Terminata rapidamente la vestizione, a piedi scalzi approcciò una nuda parete; un sensore aprì un’anta scorrevole che occultava con maestria una nicchia interna: su tre scaffali illuminati da una costellazione di faretti alogeni, sessanta paia di scarpine “speciali” erano pronte per la rivista. Con compiaciuta attenzione le percorse tutte con lo sguardo, prima di soffermarsi su un modello “E5”, dove la E stava per “estero” e il “5” indicava il numero di centimetri di cui avrebbe beneficiato la sua statura: una scarpa da viaggio diplomatico. Ne prese una, l’accarezzò piano, poi la sollevò all’altezza del naso con la punta rivolta verso il viso. Chiuse un occhio per osservarne l’accuratezza della linea, annusò la morbida pelle, le calzò. Fece tre passetti indietro, tre passetti avanti, tre passetti indietro, dieci passetti di lato fermandosi davanti ad uno specchio grande come mezzo campo da tennis dove, complice l’impeccabile vestito che migliorava alquanto le sue fattezze, cominciava finalmente a rassegnarsi al proprio aspetto. Si mise sull’attenti, immobile. D'improvviso sciolse le braccia come avrebbe fatto un pupo siciliano, poi le alzò portando i gomiti in avanti per verificare l’effettiva libertà di cui godevano le articolazioni scapolo-omerali; le riabbassò con soddisfazione: il vestitino gli stava a pennello.
Tornò in bagno per l’ultima operazione: la pietrificazione della chioma mediante un rarissimo gel a base di sperma di ornitorinco. Con pochi, esperti tocchi di pettine e lisciatine riuscì a domare i capelli ribelli, stavolta senza violenza. Si felicitò con se stesso e fece per uscire.
Si avvicinò lentamente alla porta della stanza da letto, la aprì. Un armadio in doppiopetto nero, occhiali da sole, auricolare e valigetta gli si parò davanti, impedendogli di proseguire oltre. Il suo viso senza occhi lo fissava. Il condottiero minimo era abituato a quelle presenze che avrebbero inquietato chiunque tranne lui: le sue case erano piene di quegli androidi che vegliavano giorno e notte sulla sua incolumità. Il legionario, con compostezza insospettata, gli aggiustò il nodo della cravatta, poi gli spolverò inutilmente una spalla. Nel frattempo il tetto sopra alle loro teste iniziò a vibrare al terribile suono di una lenta raffica di mitragliatore: le pale di un elicottero iniziavano a turbinare. Senza preavviso il colosso introdusse un ditone enorme nella propria bocca, lo ricacciò inumidito, quindi lo posò maternamente su una guancia del suo datore di lavoro per rimuovere una zona di antiestetica opacità.
- Maccheccazzo stai facendo? Non così... fermo!
- Scusi signore, solo un attimo... ecco, ho finito.
Dopo essersi ricomposto ed aver controllato, carezzandola, la propria chioma ormai consegnata all’eternità da quel magico gel, il basso duce alzò la sua manina e aspettò; l’angelo custode la guardò e come tutte le mattine raccolse l’invito, stringendola con amorevole delicatezza. I due s’avviarono mano nella mano verso l’ascensore che li avrebbe condotti al tetto, all’elicottero, alla libertà...
postato da: GinoDiCostanzo alle ore giugno 05, 2009 23:51 | link | commenti (20)
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domenica, 31 maggio 2009

… bruco l’aria del tramonto nel salotto cittadino
quando tutto si svende a poco prezzo
mentre l’uomo sta chiudendo l’esercizio
per palese fallimento …
 
… brandelli luridi di pura poesia
malfermi e con la mano protesa
s’appoggiano ai muri …
 
… stronzetto di cane reietto e libero
al consumatore ignoto
tende tranelli.
postato da: GinoDiCostanzo alle ore maggio 31, 2009 13:14 | link | commenti (34)
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